Dall’analisi dei dataset ANAC relativi agli appalti nella pubblica amministrazione del 2025 (sono 4.745.234 in totale), il 92,68% dei CIG rilasciati è costituito da affidamenti diretti sottosoglia.
Di questi, 4.191.983 (pari all’88,34%del totale), sono di importo inferiore ai 40.000 euro, mentre 3.266.694 sono addirittura di importo inferiore ai 5.000 euro.
Come noto, la gran parte di questi contratti (se non tutti), si conclude con il rilascio di un certificato di regolare esecuzione (CRE).
Orbene, il Certificato di Regolare Esecuzione è l’atto conclusivo fidefacente che attesta la regolare e completa esecuzione delle prestazioni contrattuali sulla base di una “istruttoria documentata” da verbali, verifiche e relativa contabilità.
Se tale atto viene emesso senza disporre dei verbali di corretta conformità dell’esecuzione del contratto, si configura quantomeno un “grave vizio istruttorio” con evidenti ripercussioni sul piano amministrativo, contabile e disciplinare.
Qualora, poi, in assenza di tali verbali, si certifichino fatti e/o passaggi operativi concretamente non rispondenti ad azioni realmente effettuate, si configurano anche responsabilità penali quali, ad esempio, il falso ideologico in atto pubblico.
Se a questo si aggiunge il fatto che un CRE così formato può comportare pagamenti non debitamente verificati sul piano istruttorio, ecco che ad esso si aggiungono anche responsabilità per danno erariale (con tutto ciò che questo comporta).
Certo, si dirà: gli importi di questi contratti sono “esigui”, gli affidamenti sono “semplici”, la “buona fede” deve essere sicuramente riconosciuta ma, ahinoi: “dura lex sed lex!”.
Questi appalti, seppur “minori”, devono essere seguiti con il rigore e la precisione che la legge prevede!
Ed allora, come mai non emerge una forte e chiara richiesta di digitalizzazione proprio di questi aspetti del procurement pubblico? Perché passa il convincimento che la digitalizzazione del ciclo di vita degli appalti pubblici si risolva con la disponibilità di una Piattaforma di Gare Pubbliche (PAD) che da questo punto di vista ben poco aiuta?
Perché ci si preoccupa così tanto di una quota, tutto sommato “marginale”, di affidamenti da aggiudicare con gara pubblica (anche se significativa in termini di importi), quando la quotidianità è contraddistinta da una marea di “piccoli” affidamenti diretti dove l’istruttoria non è sempre così precisa e specchiata come dovrebbe essere?
Infatti, per questi “piccoli” appalti, non è rado che si soprassieda all’approvazione formale del “progetto originale di fornitura” prima dell’affidamento, che l’autorizzazione al pagamento della fattura del fornitore si risolva con una telefonata interna piuttosto che attraverso l’emissione di un formale atto di liquidazione, che non si verbalizzi la valutazione di alcun tipo di indicatore di conformità di esecuzione del contratto, che si proceda, in altri termini, al rilascio di CRE di “mero stile formale” piuttosto che di chiaro rigore procedurale e sostanziale.
Inconsapevole leggerezza? Incauta approssimazione? Scarsa preparazione? Non è dato a sapere.
Sta di fatto che l’uso di corretta strumentazione informatica volta alla gestione dell’intero iter amministrativo dell’appalto, capace di risolvere anche il fondamentale rilascio del CIG e le altre comunicazioni verso ANAC (oltre che alle altre rendicontazioni previste), potrebbe portare ad una reale digitalizzazione del ciclo di vita dell’appalto (leggi procedimento) all’interno della Stazione Appaltante con buona pace e grande sollievo per tutti i vari soggetti che vi operano.
